Fisiatria

Ossigeno-ozono terapia

Un trattamento conservativo per l'ernia discale e il dolore vertebrale, con azione antinfiammatoria e antalgica.

Che cos'è

L'ossigeno-ozono terapia impiega una miscela dei due gas in concentrazioni definite. Agisce sui meccanismi di difesa nei confronti dei radicali liberi, attiva la circolazione locale e favorisce il rilascio di ossigeno ai tessuti; su questo si fondano gli effetti analgesico e antinfiammatorio che ne motivano l'uso in ambito muscolo-scheletrico.

Le vie di somministrazione sono diverse — infiltrazioni peri e intra-articolari, iniezioni nei muscoli paravertebrali, tecniche sistemiche — e la scelta dipende da cosa si sta trattando. In fisiatria l'impiego più frequente è quello paravertebrale, nelle patologie del disco.

Ernia del disco e dolore lombare

Il disco intervertebrale è sollecitato dalle forze di pressione e torsione del tronco, soprattutto a livello cervicale e lombare, e ha rapporti stretti con le strutture nervose vicine: è il motivo per cui una sua sofferenza incide tanto sulla vita quotidiana. L'ernia discale è fra le cause più frequenti di mal di schiena, e nella forma lombare sintomatica si presenta con dolore, irradiazione sciatica o crurale e limitazione funzionale.

C'è però un dato che vale la pena conoscere, perché cambia il modo di leggere un referto: le ernie discali si riscontrano con frequenza elevata anche in persone del tutto prive di sintomi, e spesso si riassorbono, in tutto o in parte, con la sintomatologia che regredisce con i trattamenti conservativi. L'ernia è un fenomeno dinamico e, come indicano le linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità, una condizione relativamente comune e a prognosi favorevole nella maggior parte dei casi.

È in questo spazio che si colloca l'ossigeno-ozono: fra il dolore da controllare e un'evoluzione che, nella maggioranza dei casi, tende comunque al miglioramento.

Un uso che deve restare medico

La tecnica è impiegata in Italia dagli anni Ottanta e ha attraversato una fase di diffusione disordinata, con un uso anche da parte di personale non medico e la comparsa di effetti indesiderati. Ne è seguita una sospensione ministeriale, poi rivista, e infine l'indicazione che l'ossigeno-ozono terapia si esegue esclusivamente in ambulatori medici e a cura di personale medico.

Nello stesso periodo è stato definito per via scientifica che dosaggi e volumi devono rientrare in parametri precisi: è quello che consente di ottenere l'effetto terapeutico contenendo gli effetti indesiderati. Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori — è la ragione per cui conta chi esegue il trattamento e dove.

Come si inserisce nel percorso

L'indicazione viene posta durante la visita fisiatrica, dopo aver inquadrato il quadro clinico e valutato le immagini disponibili. Il trattamento procede quasi sempre insieme al lavoro attivo: la fisioterapia recupera il controllo del rachide, mentre il dolore viene tenuto a un livello che permette di lavorare.

Quando il quadro non è di competenza conservativa — un deficit neurologico in evoluzione, per esempio — la strada è un'altra, e viene detto in visita.

Nota Questa pagina ha finalità informativa e non sostituisce la visita specialistica. L'indicazione al trattamento viene posta dal medico dopo la valutazione clinica del singolo caso, e i risultati variano da persona a persona.

Domande frequenti

Quante sedute servono?
Nei trattamenti paravertebrali si lavora di norma per cicli, con sedute ravvicinate nelle prime settimane. Il numero viene definito alla valutazione, in base al quadro e alla risposta.
Si può essere allergici all'ozono?
La miscela è composta da ossigeno e ozono, gas normalmente presenti nell'organismo e nell'aria: non dà sensibilizzazione allergica. Questo non significa che sia priva di controindicazioni, che vengono valutate in visita.
Chi può eseguirla?
Solo personale medico, in ambulatorio medico. È un punto stabilito in via normativa dopo i problemi legati a un uso non sanitario della tecnica.
Sostituisce l'intervento chirurgico?
Non lo sostituisce e non lo esclude. È un trattamento conservativo: dove l'indicazione chirurgica esiste, resta. La scelta si fa sul singolo quadro clinico.

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