L'attività fisica nella vita quotidiana
Non è una raccomandazione generica: il grado di efficienza fisica e lo stato di salute sono strettamente correlati alla quantità e alla qualità del movimento.
A cura del Dott. Angelo Vetro · pubblicato nel 2015 · testo rivisto nel settembre 2026
Il movimento non è un accessorio
L’esercizio fisico organizzato e l’attività spontanea legata alla vita di tutti i giorni — scuola, lavoro, faccende domestiche, tempo libero — sono l’elemento centrale di uno stile di vita sano, con effetti positivi sulla salute fisica e psicologica, senza distinzione di sesso e di età.
L’essere umano, come tutti gli animali, è definito dalla capacità di muoversi: al movimento affida la realizzazione di ciò che gli serve per vivere e per stare con gli altri. Il grado di efficienza fisica e, in parallelo, lo stato di salute sono strettamente correlati alla quantità e alla qualità di quel movimento.
Cosa succede quando ci si ferma
Le modificazioni delle capacità motorie che accompagnano l’avanzare dell’età vengono accentuate dallo stile di vita sedentario che caratterizza gran parte della popolazione anziana. In particolare, la mancanza di movimento costante accelera la perdita di tono-trofismo muscolare e di contenuto minerale osseo — l’osteoporosi — con conseguente aumento del rischio di fratture e di immobilizzazione.
Nel frattempo, circa il 9% della popolazione italiana è obeso, un terzo è in sovrappeso e oltre il 20% fuma. Sono fattori di rischio rimovibili: correggerli riduce in modo significativo l’incidenza di alcune fra le patologie più diffuse e gravi.
Tre livelli di prevenzione
In campo sanitario la prevenzione è l’insieme delle azioni volte a mantenere o migliorare lo stato di salute: anticipare l’insorgere di una patologia, curarne gli effetti o limitarne i danni. Si articola su tre livelli, e il movimento entra in tutti e tre.
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Primaria — evita o contrasta l’insorgere di una patologia: attività fisica regolare e alimentazione equilibrata, quando non c’è ancora nulla.
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Secondaria — legata alla diagnosi precoce: si comincia a muoversi e a mangiare meglio perché il peso è ormai troppo alto e salire una rampa di scale, o allacciarsi le scarpe, è diventato faticoso.
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Terziaria — cura e riduce i danni prodotti da una patologia: il movimento prescritto dal medico che ha riscontrato, per esempio, un’ipertensione arteriosa. Qui è terapia, e insieme prevenzione delle recidive.
Che cosa migliora, in concreto
Apparato muscolo-scheletrico
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Forza, trofismo muscolare e flessibilità
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Coordinazione ed equilibrio, con riduzione del rischio di cadute
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Percezione di sé
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Ritarda l’insorgenza dell’osteoporosi e ne rallenta l’avanzamento
Apparato cardiovascolare
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Funzionalità cardiaca: le cavità aumentano, le pareti diventano più spesse e forti, il cuore pompa più sangue a ogni contrazione
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Si riducono le resistenze periferiche dei vasi, con effetti sulla pressione sistolica e diastolica
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Migliorano scambio, trasporto e utilizzo dell’ossigeno
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Contribuisce a prevenire ipertensione, ictus, malattia coronarica e cardiomiopatie
Metabolismo
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Aumenta la massa muscolare, che è metabolicamente attiva, e con essa il dispendio energetico nelle 24 ore
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Insieme a una corretta alimentazione, intacca le riserve adipose
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Previene diabete mellito e sindrome metabolica
Psiche
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Incrementa l’energia e rafforza una prospettiva ottimistica e un’immagine positiva di sé
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Riduce stress e tensione nervosa
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Favorisce e potenzia il riposo notturno
Non è un panorama idilliaco
Detta così sembrerebbe tutto lineare, e non lo è. Praticata con le dovute accortezze, e possibilmente sotto la guida di un professionista del movimento, l’attività fisica è un investimento sul presente e sul futuro a qualunque età — e prima si comincia, meglio è.
Praticata in modo discontinuo, disordinato o eccessivo, può invece essere fonte di infortuni. Va detto anche che allenarsi con tutti i criteri e con una supervisione non mette al riparo dagli infortuni: espone di meno. Se si mettessero su una bilancia benefici e rischi dell’attività fisica, però, l’ago penderebbe nettamente dalla parte dei primi.
Cosa dice l’evidenza
La correlazione positiva fra entità dell’attività fisica e miglioramento di molte condizioni patologiche è documentata da tempo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso l’attività fisica regolare fra i fattori di cui è ben documentata la capacità di ridurre sensibilmente il rischio di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, osteoporosi — nella popolazione sopra i 50-60 anni, dove l’incidenza di fratture è elevata — e cancro colo-rettale. Per il cancro della mammella l’evidenza è meno forte.
Resta un ultimo punto, che riguarda chi legge più di quanto riguardi la medicina: spetta ai genitori avviare i figli all’attività fisica, e soprattutto dare l’esempio, praticandola in prima persona.
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